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Beppe Grillo: vale la pena resistere?

Grillo sostiene di avere raccolto 450.000 firme in un solo giorno per i suoi 3 referendum abrogativi. E’ un numero impressionante e personalmente gli credo. Servono 500.000 firme per proporre un referendum. Ci siamo quasi. Di sicuro andranno avanti perché la battaglia ha un forte consenso ed è giusta.

Non lo è perché tutti i giornalisti non sono liberi o credibili. L’altra sera all’Infedele ce n’erano di bravi e credibili. Lo stesso Travaglio, che Grillo vorrebbe come ministro della Giustizia, è un giornalista. Sono soprattutto i telegiornali e l’informazione televisiva, il sistema Berlusconi a non essere credibile e accettabile.

Un esempio: Deborah Bergamini, che ha lavorato dal 1999 al 2002 per Berlusconi nelle sue campagne elettorali. Appena smette di lavorare per Berlusconi, finisce in RAI (autunno 2002) poco dopo la vittoria berlusconiana al marketing e a curare il progetto per il digitale terrestre (lo dice lei stessa) che – caso preoccupante – è proprio quello che stava tanto a cuore a Mediaset. Finisce nel mirino delle intercettazioni e viene…

…sospesa dopo che alcune sue conversazioni intercettate erano finite nell’ inchiesta milanese sul presunto accordo occulto RAI-Mediaset per condizionare l’ informazione a ridosso delle amministrative 2005

Appena si licenzia (31 gennaio) si candida per il partito di Berlusconi, viene posizionata in un posto in lista sicuro e viene eletta. Così, se dovesse venire condannata, non se ne fa niente. Un comportamento a jo-jo che, anche se a chi come Cristina l’ha incontrata, non è sembrata poi male, lascia soltanto pensare male.

La stampa, la pubblica opinione, dovrebbero essere al disopra di ogni sospetto. E invece…

Capisco il referendum e firmerò anche io. Non è la questione dei giornali o che Internet e i blog siano meglio dei giornali. Questa è una bufala.

E’ che non sono più accettabili telegiornali in cui si permette ad un numero N grande a piacere di politici di fare politica per battute, risolvendo problemi  epocali  e accuse terribili con un piccolo repertorio di frasi sempre uguali che si ripetono sempre con minime variazioni, senza mai entrare nel merito. I giornalisti dovrebbero mettere a confronto le opinioni e cercare di fare emergere perlomeno la "loro" verità, non lasciarci con il ricordo inconcludente di semplici battute. Questo è il giornalismo alla Dan Rather.

E’ che non è qui accettabile una RAI così supina alla concorrenza, bloccata in modo vergognoso dall’interno, dove episodi come quello della Bergamini vengono fuori per caso, ma non sembrano così isolati se poi Mimun passa dalla vice-direzione del TG5 alla direzione di TG2 e TG1 per tornare dopo una breve parentesi alla direzione del TG5.

E’ che non è possibile che questo sia l’unico menu dei prossimi cinque anni. Non è una questione politica, è una questione di democrazia.

Da esterno, penso sia comunque anche colpa dell’errore storico che ha fatto il PDS, e ha ereditato il PD: la mancata risoluzione del conflitto d’interesse. Il nodo dell’informazione. Oggi le elezioni sono soprattutto televisive. Come si fa a governare e a vincere un’elezione senza un minimo di supporto televisivo? In condizioni come queste anche Napoleone sarebbe sembrato un provinciale presuntuoso. Infatti, i limiti di Prodi e della sua compagine ci sono apparsi come e più grandi di quelli che già erano, in tutta la loro evidenza e con tutta l’enfasi possibile.

Di fondo, però, mi chiedo se vale la pena di resistere a un referendum come quello di Grillo.

Se i partiti e i giornali faranno resistenza, come qualcuno ha già abbozzato, l’opinione popolare li travolgerà e li farà sembrare ancora meno credibili di quel che sono. Ci saranno scioperi dei lettori, polemiche infinite, crisi di credibilità e anti-politica montante che poi dilagherà anche in altri ambiti in modo incontenibile. Se con furbizia si cercasse di neutralizzare il referendum in Parlamento , la questione potrebbe divenire il tema centrale del dibattito politico nei prossimi anni. Ma lascerebbe soltanto macerie di credibilità intorno alle istituzioni e ai giornali stessi.

Se si assecondasse il volere popolare e si votasse rapidamente, l’onda potrebbe placarsi con una buona legge sulla stampa, le televisioni, etc. Ma andrebbe bene anche se fosse soltanto accettabile. Se si vota, non credo che il referendum andrebbe deserto e non credo neanche che i referendum non siano approvati. Per i giornali la campagna elettorale potrebbe essere un vero calvario. Li lascerebbe senza sussidi e senza credibilità.

Come uscirne nei panni dei giornali?

Per un giornale la credibilità è come il pane. Soprattutto perché la pubblicità per i giornali è irrinunciabile, e non si compra pubblicità da chi non è credibile. Quando uno grida che il re è nudo, è impossibile per tutti gli altri non vedere più che il re è nudo. Niente sarà più come prima. Anche perché Grillo non allude o ammicca: fa nomi, cognomi e commenti.

Quando si alza un’onda anomala, è da folli cercare di fermarla. Si finisce travolti. Come si fa nelle onde, si dovrebbe fare anche in questo caso. Il problema esiste. Quindi deve essere risolto prima che si ponga in termini ultimativi seguendo la corrente che l’ha creata, dando soddisfazione alla massa e preparandosi al contraccolpo di una messa che ha voluto soddisfazione che vuole averne di nuovo e su temi diversi.

Ma, conoscendo l’Italia e la situazione dei giornali, dubito che sarà possibile. I giornali faranno resistenza e chiederanno alla politica di aiutarli. Sono economicamente troppo fragili. Entrambi saranno travolti. Non sarà un bello spettacolo. Dopo le istituzioni, ci troveremo macerie di quel po’ di informazione credibile che c’era in giro. E’ uno scenario inquietante per la democrazia.

Sarà una sfida difficile per Berlusconi. Avrebbe la maggioranza – pare – del Parlamento, ma non controllerebbe più la piazza e l’opinione pubblica. Per un uomo che si nutre di folle come lui sarebbe peggio di un incubo.

Sarà davvero così? Ci sono altre possibilità? Non so, ma lo spero…