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La nuova cordata Alitalia: qualche riflessione ingenua…

Sembra davvero che si stia per manifestare la cordata "nostrana" per Alitalia. Viene naturale chiedersi perché abbia atteso tutto questo tempo per palesarsi. La timidezza la escluderei. Nessuno di loro ne soffre, che io sappia. Ma, non potendo ragionare sulle intenzioni altrui, mi limito a qualche riflessione sulle questioni che sembrano più "oggettive", pur facendo parte di un discorso ipotetico della possibilità:

  1. se fossi un dipendente di Alitalia mi preoccuperei se Airone fosse parte – come sembra – della compagine. Le duplicazioni in Italia sarebbero molto maggiori che nel caso di Air France-KLM;
  2. il prestito ponte che Berlusconi ha chiesto a Prodi è di 300 milioni non di 150 come si pensava, perché i tempi sono più lunghi. Quindi, la bollitura della società sarà più lunga. Già adesso è molta la gente che non viaggia più con Alitalia per timore di scioperi. Inoltre, appena possibile, i migliori se ne andranno per non subire lo stillicidio della formanda coalizione e del formando business plan e della formanda piattaforma di negoziazione per interventi e tagli e la rinascita promessa ma lontana;
  3. da cliente italiano sono meno contento. La possibilità che il settore diventi più concorrenziale diminuiscono. Airone e Alitalia insieme "chiudono" un mercato già chiuso. Gli imprenditori nostrani della cordata che "sembrano" timidi lotteranno ferocemente per mantenere il monopolio sulle tratte interne. Già adesso Milano-Roma costa più di una tratta intercontinentale. E dopo?
  4. da italiano non è un bello spettacolo. Sembra evidente a tutti, ma magari non lo è e sono un malpensante, che questi imprenditori non si sarebbero palesati se non avesse vinto Berlusconi. Quindi, delle due una: Berlusconi darà loro ciò che Veltroni/Prodi non avrebbero dato o Berlusconi li ha forzati a palesarsi per dare copertura alla sua forzatura politica. Nel primo caso, è un male per l’economia italiana e per le nostre tasche. Alitalia ci era già costata 15 miliardi. Quando si parla di "infilare le mani nelle tasche degli italiani", questo non si fa solo con le tasse, ma anche con gli sperperi come questo. Nel secondo caso, è un’indebita ingerenza nell’economia di imprese private ed è un male per la nostra immagine all’estero. Sembriamo sempre più un economia delle banane in cui gli imprenditori sono agli ordini del capo del governo. Chi dall’estero investirebbe in un paese così? Inoltre, se gli imprenditori rispondono agli "ordini" del futuro presidente del consiglio e aprono il portafoglio, che contropartita vorranno? Non si sa, ma saranno comunque le nostre tasche a scoprirlo. Gli imprenditori non fanno mai nulla per nulla, giustamente.

Guardando alle implicazioni "oggettive" per quanto possibile di questa riflessione su un’intenzione ipotetica, non vedo proprio aspetti positivi. Se tutto va bene, la soluzione sarà la stessa ma molto più in là. Ed è un male in una situazione grave che si trascina già da tanto. Altrimenti, sarà più costosa per le tasche degli italiani, più dura per la società, con meno ricadute positive per la concorrenza, con meno investimenti, con un’immagine più negativa per il paese, la politica e i sindacati. Se poi tutto va male, allora sarà un disastro storico. Con tutta la bravura di Berlusconi come comunicatore, non sarà facile rimediare ad un problema del genere.

Il fatto che Alitalia rimanga in mani italiane, al di là della retorica, che vantaggi concreti garantisce? I dipendenti di Alitalia sono preoccupati, e l’hanno scritto in una famosa lettera pubblica. Anche io, e non sono il solo. Soprattutto perché se il buongiorno si vede dal mattino, l’esordio del nuovo governo non è dei migliori.